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Bamboccioni, fannulloni, NEET, choosy, sfigati, inattivi, “gente che é bene sia andata via”…..

Un giovane NEET chiede a Galimberti di non cessare di sollevare il problema dell’occupazione giovanile. Il filosofo risponde …

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Quante etichette per questa fetta di popolazione : i trentenni (l’età media oscilla un po’, arrotondiamo a trenta, del resto all’università era un numero piacevole da vedere ) che non studiano (in buona parte sono già laureati, per dirla diversamente “hanno già dato”) e non lavorano ( e questo si sa, non ce n’è per nessuno).

Il mio blog parlerà di loro, di noi.

Voglio aprire questo spazio virtuale con una lettera pubblicata su D la Repubblica, 8 luglio 2017 , nella quale un giovane architetto di 30 anni racconta la trafila per accedere ad uno stage la cui retribuzione ammonta a 500€ al mese (sarebbe opportuno parlare di rimborso spese poiché, ahimè, non si tratta di un Lavoro con la L) e di come si sia dovuto sorbire la scortesia e le lagnanze del dipendente pubblico circa la questione pensione. Avvilito, l’architetto, pensa alle parole del suo commercialista “se mai dovessi avere la pensione sarà sui 200/300 € al mese”. Infine chiede a Galimberti di non cessare di sollevare il problema.

La risposta di Galimberti parte da una riflessione: i giovani sono scoraggiati perché il mondo (lavorativo) non li convoca (passano mesi tra un colloquio ed un altro, un’attesa sovrapponibile alla durata media di uno stage mal retribuito). La seconda riflessione riguarda invece la forma attuale del capitalismo che riduce drasticamente le opportunità lavorative generando così disoccupazione di massa su vasta scala, citando Herbert Marcuse che negli anni ’50 aveva già previsto questo scenario. Il filosofo cita anche il sociologo Domenico De Masi secondo cui  il lavoro aldilà dello stipendio da dignità e crea socializzazione ma lavorare gratis non consente ai giovani di acquisire quei privilegi sindacali pensionistici e mutualistici.

Forse la vera risposta, il vero consiglio che dispensa Galimberti al giovane architetto , aldilà delle analisi storiche e sociologiche, è quello di imparare l’inglese come l’italiano per aprire una porta all’estero ed accettare qualsiasi opportunità di lavoro anche se non corrisponde agli studi. Ancora una volta la soluzione migliore è andare via (o almeno provarci) perché qui in Italia nulla cambia.
Nota bibliografica:

De Masi D., (2017), Lavorare gratis, lavorare tutti. Perché il futuro è dei disoccupati, Milano, Rizzoli.

Marcuse H., (1955), Eros e civiltà, Einaudi, 1964.

Il telefono senza fili

telsenzafili

La storia è semplice: un albergatore di Castel San Pietro Terme vorrebbe assumere una cameriera nel suo staff, che però non fosse proprio un’estranea (l’annuncio pare sia stato pubblicato sul suo diario Facebook) e ne parla con un amico giornalista e… il danno è presto fatto! Su Il Resto del Carlino si legge la solita banalità sui giovani che non lavorano,anzi che non vogliono lavorare, che osano chiedere addirittura la paga e l’orario oppure che sono schizzinosi (la Fornero ci ha visto lungo) circa i turni durante il week end. Il gioco del telefono senza fili è iniziato, la verità è stata travisata e la realtà dei fatti è sostituita con le menzogne che alimentano le solite lamentazioni sui giovani e sulla disoccupazione: si legge tra le righe che il lavoro non c’è perchè i giovani non vogliono lavorare. Ma il gioco continua, e arriva Gramellini a dire la sua!
Sminuisce il problema della disoccupazione, racconta di presunte candidate dalle mille pretese e infine addita il sistema scolastico che non invoglierebbe i ragazzi ad attraversare la strada (si perchè l’hotel è ubicato vicino ad un istituto alberghiero. Ho verificato su Google, è vero).

Il gioco finisce, la giostra si ferma. Ma non prima che la notizia sia volata veloce di bocca in bocca contribuendo ad imbruttire il ritratto di una generazione sminuendone i fattori di rischio e pontificando -dall’alto delle morbide poltrone – su disoccupazione, lavoro stagionale, retribuzione…
Qui potete trovare un’altra versione della storia fino ad ora raccontata, una storia che, come nel gioco del telefono senza fili, parte da una chiacchierata informale e finisce col diventare il solito caso mediatico dei giovani schizzinosi e fannulloni. Non mi prenderò la briga di chiamare il signor Ortichi, mi basta avere letto il post sul suo diario di Facebook per capire che la cameriera non è affatto scomparsa.
Morale della favola: accedete alla fonte, sempre e comunque e non fatevi incantare dal caffè di Gramellini (una ciofeca!) perchè la bufala è dietro l’angolo e a portata di click.